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Il caricaturista sull'oceano: Dubai-Yokohama via mare (Parte 2)

09/05/2018



DUBAI


«Ma ti rendi conto che siamo a Dubai..?».


Distesi su uno spiazzo dal curatissimo prato verde al cospetto del Burj Khalifa, io e L ancora non potevamo crederci. Intorno a noi sempre più persone affollavano gli stand di gastronomia di strada che riempivano l’aria di invitanti profumi.


Eravamo negli Emirati Arabi da poche ore e avevamo avuto giusto il tempo di portare i bagagli nelle rispettive cabine e ricevere la nostra “cruise card” (una sorta di passpartout da utilizzarsi per molteplici operazioni a bordo), per poi tuffarci subito in quel mondo così nuovo e insolito per entrambi. La nave sarebbe infatti partita la sera del giorno successivo, dandoci il tempo di ambientarci e di farci un giro tra grattacieli e moschee.


Una premessa prima di lanciarmi nella descrizione di questo luogo, e dei prossimi. Non ho intenzione di attenermi ad alcun protocollo di “politically correct”. Mi piace pensare di poter dire tutto fuori dai denti, nel bene o nel male, scusandomi in anticipo con quanti di loro si possano sentire in qualche modo offesi se sono stati in grado, nei loro pellegrinaggi, di scorgere del bello dove io ho invece visto del brutto o viceversa. Le mie considerazioni sono in ogni caso il frutto, oltre che del mio modo di vedere le cose, anche di visite obiettivamente fugaci, e che per forza di cose non possono concederti di vedere la realtà a chissà quale grado di profondità.


Dicevo, grattacieli e moschee. Un contrasto interessante già solo sulla carta…figuriamoci sulla sabbia! È senz’altro pazzesco cosa siano stati in grado di costruire laggiù, nel mezzo di quella arsura estrema. Non stupisce il fatto che per molti secoli quelle terre fossero abitate in larga parte da popolazioni nomadi, dedite poi, con l’incremento dei traffici commerciali mondiali nel corso del diciannovesimo secolo, ad intense attività piratesche lungo la costa. Gli arabi di quell’area erano così aggressivi che la Corona inglese fu costretta a “ricoprirli d’oro” - più o meno letteralmente - per farli smettere, insegnadogli probabilmente anche alcuni modi per dare vita a delle città sufficientemente efficienti dal punto di vista logistico, sociale e burocratico.


Seppur in forme diverse e più sofisticate, questo è sostanzialmente ciò che è continuato a succedere ininterrottamente fino ad ora. Con la differenza che agli inglesi si sono in larga parte sostituiti gli Stati Uniti, e alla necessità di dover proteggere le rotte marittime quella di ottenere il petrolio, che come sappiamo rimane tutt’ora il principale “motore” dell’economia occidentale e mondiale.


Ora, a Dubai si possono senz’altro ammirare dei risultati ingegneristici e tecnologici assolutamente impressionanti e all’avanguardia. I modi che devono aver trovato per desalinizzare e coinvogliare le acque per irrigare i non pochi prati e giardini, quelli per riuscire a rendere accessibile un posto del genere anche al più obeso degli americani a suon di aria condizionata, e più in generale quelli di rendersi comunque un polo finanziario di tutto rispetto, sono a dir poco virtuosi. Ho visitato uno tra i centri commerciali più imponenti del mondo, un multipiano con tanto di pista di pattinaggio e un parco di divertimenti al coperto interamente basato sulla realtà virtuale (a tutte le giostre si accedeva indossando dei visori in realtà aumentata); ho guardato dal basso all’alto alcuni degli edifici più impressionanti che esistano, e che nel caso del Burj ad orari stabiliti si colorano pure con degli spettacoli di luce ipnotici e stupefacenti; ho assistito ad uno spettacolo di fontane che schizzavano al ritmo di incalzanti arie arabeggianti.


La pista di pattinaggio del Dubai Mall


Però…si percepisce chiaramente una certa pochezza culturale e storica di fondo. Quel poco che è rimasto, quando non si è totalmente votato al dio denaro o al voler strafare a suon di record per compensare quello che è probabilmente un complesso di inferiorità rispetto al resto del mondo civilizzato, è tutto pedissequamente arroccato attorno al culto coranico, ovviamente principalmente nella sua variante sunnita.


In mezzo a tutto questo, ho comunque apprezzato molto il fatto che, rispetto ad esempio all’Arabia Saudita, qui le donne - spesso pesantemente imburqate, specie se con marito e/o figli al seguito - siano molto più considerate (possono infatti, tra le altre cose, guidare l’automobile), che l’attività dei pescatori paia autentica e venga eseguita a bordo di barche molto carine e variopinte, e che comunque le persone siano tutto sommato cordiali e simpatiche. Il mercato dell’oro (come quello delle spezie, con incredibili montagne di zafferano in esposizione) è molto affascinante, e si possono ammirare delle creazioni di grande pregio. Alcune di queste sono delle specie di enormi collane che a quanto pare alle mogli piace indossare per ammaliare il proprio uomo nell’intimità delle mura domestiche. Perché - non me ne vogliano i nostri paladini delle libertà individuali - ma pur tra veli più o meno censori trovo le donne arabe riescano a sprigionare una femminilità molto intensa e anche un particolare livello di eleganza, che non può non indurre qualche timidissima riflessione sull’effettiva legittimità o utilità, da parte di certe femmine nostrane, di rinunciare alla propria dignità in maniera tanto volgare.


Un pittoresco peschereccio dubaiano



Alcuni gingilli in mostra al mercato dell'oro


Auguro a questo popolo di prosperare e diversificare il più possibile le proprie fonti di ricchezza, ma stop alle digressioni: il Daily Program imponeva di rientrare tassativamente a bordo entro le ore 22:30 del primo aprile!



ABU DHABI


In quello che avremmo in seguito scoperto essere una sorta di rito ogni qualvolta la nave lasciava un luogo al calar del sole, gli altoparlanti sul ponte piscine iniziarono a riprodurre a tutto volume “Con te partirò” nella famosa interpretazione di Andrea Bocelli. Dubai sfilava silenziosa davanti ai nostri occhi, la temperatura era piacevole senza una bava di vento, e tutto era pronto per la prima vera festa sulla nave! One-two-three-four…lo stacco delle bacchette del batterista dalla porzione destra del palco esterno diedero inizio alle danze, e alle prime miglia nautiche da noi percorse, nottetempo, alla volta di Abu Dhabi, l’altro principale emirato della congregazione.


Fu strano coricarmi per la prima volta nella mia cabina con la nave in movimento. Il letto era comodo, e l’andatura delle onde appena percettibile, ma mi ci vuole sempre un po’ per riuscire ad arrivare a considerare un nuovo ambiente come il mio legittimo giaciglio…la mia legittima tana. In ogni caso, familiarizzai presto tanto con quelle doghe quanto con quel dolce, ritmico e rassicurante movimento ondulatorio!


Nel frattempo nel “bromance” tra me e L si innestò la prima, lieta presenza: Sumi si era seduta con noi durante uno dei nostri primi pranzi presso il buffet di bordo e aveva subito avuto modo di stordirci col suo concitato e fittissimo british accent, guadagnandosi per alcuni giorni senza che lei lo sapesse l’appellativo di “mitraglia”. Sulle prime era infatti un po’ impegnativo starle dietro, ma raggiungemmo presto un tale livello di confidenza che annuire senza aver realmente capito cosa avesse detto non ci faceva sentire più di tanto in colpa.


Fu con questo scoppiettante trio, e l’aggiunta di J, che il giorno successivo, sotto un sole cocente, ci infilammo in un taxi alla volta della grande moschea bianca di Abu Dhabi. A proposito di censura femminea, per accedervi Sumi fu obbligata ad indossare un vestito velato aggiuntivo (del tipo che io e L stavamo male a guardarla), ma poi al di sotto dei possenti porticati il caldo si faceva comunque più sopportabile e spirava una piacevole brezza.


Sumi e L in taxi


Il colpo d’occhio è bellissimo, e le enormi e bianche cupole davvero suggestive. Su molte delle colonne esterne si possono ammirare delle bellissime intarsiature di marmo colorato, a raffigurare fiori e altri motivi decorativi. Sulla cima delle stesse erano quasi sempre presenti dei petali di uno sfavillante color oro. I tappeti e i lampadari interni sono altrettanto grandi e stupefacenti. Durante il nostro giro mi sforzavo di capire quando l’edificio di culto fosse stato costruito, supponendo che potesse avere qualche secolo di vita. Quando al termine mi venne fatto notare che la data di inaugurazione fù nel 2007 rimasi sopreso, e ciò in parte corroborò in me l’impressione che quasi tutto in questi luoghi sia molto recente e un po’ poco “vissuto”.


La Grande Moschea Zayed di Abu Dhabi


Sumi tornò ad essere una donna “libera”, così libera che, mentre L e J se ne tornavano sulla nave, mise mano al bikini per venire con me in una spiaggia a pagamento nel pomeriggio. Fu un bel pomeriggio, e prendere il sole dopo essermi tuffato in quelle calde e azzurre acque pensando che in Italia il meteo fosse ancora freddo e uggioso mi fece sentire, come avrebbe probabilmente detto lei, “one lucky son of a bitch”.



IL MIO PRIMO GIORNO DI LAVORO IN MARE


Si decise che l’area in cui avrei lavorato sarebbe stata quella delle piscine. In occasione della mia prima uscita erano stati predisposti un gazebo, un tavolo e alcune sedie, di cui una senza braccioli per il sottoscritto, che però assomigliava più a un trespolo. Come sempre mi resi conto della presenza di una enorme cassa audio puntata dritta contro la mia faccia solo dopo che da questa avevano iniziato a sgorgare impetuosi fiumi di decibel a ritmo tunz-tunz. Ero abbastanza emozionato, ed ero curioso di scoprire che tipo di risposta avrei avuto. Di solito il target che più apprezza il mio operato sono giovani coppie o famiglie con bambini: tipologia di persone di cui in questa crociera non c’era quasi l’ombra.


Contro ogni mia aspettativa (e complice la gratuità delle mie creazioni), ebbi fin dai primi momenti una grandissima affluenza, che si protrasse senza interruzioni fino alla fine del viaggio. Mi fece molto piacere ritrarre tutte quelle coppie “rodate” - il livello di energia e entusiasmo di molti dei passeggeri era davvero invidiabile - e decisi di inserire sempre, nel cuore rosso che di solito frappongo tra il lui e la lei di turno, il numero degli anni per cui erano stati assieme, come sposi o compagni. Riportai tanti di quei “30”, “40” e “50” (!) che non avete idea!


Io in una delle mie uscite di lavoro


Purtroppo quel giorno dovetti smettere di disegnare anzitempo per via di un episodio che ha funestato il resto della traversata per l’Oman: un anziano signore ha avuto un malore presso le piscine ed è spirato poco dopo che il medico di bordo ha tentato inutilmente di rianimarlo. Un pensiero e una preghiera per la moglie.



MUSCAT


Mi aspettavo di poter respirare una atmosfera più autentica in Oman, e così fu. Esso infatti vanta una storia tra le più affascinanti e complesse degli stati della penisola arabica, essendo stato per molto tempo un sultanato legato a doppio filo con la Persia, attuale Iran. Tutt’ora esso è uno dei principali mediatori diplomatici tra quest’ultimo e gli USA, dal momento che mantiene delle buone relazioni con entrambi e gli yankee non hanno più una loro ambasciata nel paese degli ayatollah dalla famosa crisi degli ostaggi di fine anni ’70.


Muscat o Mascate, nonostante sia la capitale del regno, è una piccola perla contornata da aride montagne di un intenso color ocra e dai contorni aguzzi. Per alcuni scorci riusciva a ricordarmi alcune zone di Palermo, sia dalla nave che all’interno di alcuni dei bianchi vialetti che ne costituiscono le aree che sorgono intorno al mercato principale. Questo è un tripudio di incensi che bruciano in ogni angolo, sacchi di iuta pieni di decine di tipi di spezie (mi sarò sentito decantare le proprietà afrodisiache di questo o quel prodotto almeno una decina di volte), e negozi traboccanti di gioielli e cimeli in oro e argento.


Non potei non fare il mio primo incontro con alcuni cibi di strada locali (degli specie di panzerotti ripieni di carne e verdure speziati, e un dolcetto che sembrava una rotella gialla allo zafferano), e di farmi sciogliere il cuore dal medjul, il più dolce, morbido e pregiato dei datteri. A pranzo constatammo quanti punti in comune la cucina locale abbia con quella indiana, e facemmo poi una visita in una casa-museo di epoca coloniale, dove in una delle sale pariferiche ci imbattemmo nei dipinti del maggiore artista arab-surrealista dei nostri tempi: Salim Al-Salami. Se non lo conosci, puoi prendere spunto da questa pagina su quello che dovresti fare.


Un negozio del mercato



Una via di Muscat



Il ungomare di Muscat e gli yacht reali sullo sfondo


Tutti in nave entro le 17:30: ben tre giorni di navigazione ci separavano da Colombo e lo Sri Lanka, la “lacrima” dell’India.


Al prossimo episodio!


Andrea





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