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Il caricaturista sull'oceano: Dubai-Yokohama via mare (Parte 1)

07/05/2018



Il 31 agosto 2014 scrivevo questo. Oggi, quasi quattro anni dopo, mi trovo nella stessa, piacevole e strana insieme, sensazione. Quella per cui ti sembra di essere appena atterrato con una navicella dallo spazio profondo su un pianeta che è lo stesso da cui eri partito, ma che però da questo momento in avanti sai che non tornerai più a vedere nello stesso modo.


Ma andiamo con ordine. Era il 1997 quando usci il kolossal che consacrò James Cameron sulla scena internazionale: quel “Titanic” che non potè non far volare con la fantasia un bimbo di quarta elementare come me. Già allora l’idea di lasciare la propria terra di origine alla volta di lidi sconosciuti riusciva ad elettrizzarmi da morire. In particolar modo, il fatto di stare su una barca nel mezzo delle vastità oceaniche, immersi nel silenzio rotto solo dalla sirena e dal fragore delle onde che si infrangono sullo scafo. E sì, dal momento che già mi destreggiavo bene nel disegno, forse anche l’eventualità di vivere un affaire romantico e sensuale come quello tra Jack e Rose. Lezione di sputi compresa. Possibilmente con happy ending.


Ricordo che di lì a pochi mesi mi imbattei in un articolo su un patinato che descriveva l’imminente costruzione e varo di una sorta di replica di una delle navi da crociera inglesi più famose dei primi del 900, la “Queen Mary”. Si sarebbe chiamata Queen Mary 2, e avrebbe avuto i medesimi interni in lussuoso stile liberty, oltre che un personale ed un tabellone attività perfettamente in linea con l’epoca. Insomma, era quanto più si avvicinasse alla nave maledetta affondata il 15 aprile 1912. Chiesi a mia madre di poter andare, con l’ingenuo entusiasmo tipico di un bimbo di quell’età. Ovviamente la risposta fu negativa, ma dentro di me ero sicuro che un giorno avrei vissuto qualcosa di simile. Dovevo solo avere un po’ di pazienza, e continuare a disegnare.


la Queen Mary in una foto suggestiva

La Queen Mary in una foto suggestiva


Nel dicembre scorso, quasi vent’anni esatti dopo, decido, in uno dei miei tanti slanci di solitaria curiosità formativa, di partecipare a un seminario di psicologia presso il Centro Camilliano di Formazione di Verona. Fu molto interessante, e tra i partecipanti figurava S., una signora con cui ebbi modo di fare una piacevole chiacchierata durante la pausa pranzo. Non so bene il perché, ma mi venne da dirle, tra le altre cose, di stare pensando da un po’ di tempo a quella parte di voler provare a lavorare come caricaturista sulle navi da crociera. Certo, il pensiero di fare una esperienza simile non mi aveva mai del tutto abbandonato, e pochi mesi prima ebbi inoltre modo di confrontarmi con un mio collega su quella realtà lavorativa per un mestiere come il nostro e che prometteva tutt’ora, seppur in misura minore di qualche decennio fa, di far guadagnare dei bei soldini.


Per uno di quegli incastri che solo Dio sa, S. conosceva la persona perfetta per me: J. , un signore che da anni lavora sulle crociere con dei laboratori di arts & crafts. Nel giro di un mese (non prima del suo ritorno da una crociera chissà dove), mi ci ritrovai al telefono. E nel giro di neanche tre settimane, fornivo il numero del mio passaporto per i voli di andata e ritorno.


La proposta di imbarcarmi per il crossing da Dubai a Yokohama a bordo di MSC Splendida, una delle navi da crociera più grandi e lussuose del mondo, mi colse a dir poco in contropiede, e mi presi comunque alcuni giorni per decidere cosa fare. Venivo da un periodo piuttosto tumultuoso a livello emotivo, e sentivo di starmi pian piano rialzando ma di trovarmi comunque in un momento molto delicato. L’idea di essere sbattuto a migliaia di chilometri da casa in un contesto di cui non avevo la benchè minima idea sulle prime mi ha parecchio terrorizzato e solo la constatazione - condivisa da alcune persone a me vicine - che fosse una occasione da non perdere mi ha aiutato a vedere i lati postivi di questa opportunità, facendomi pendere definitivamente per il sì.


E meno male. Quella che mi riprometto di raccontare, pur nei limiti che un blog presenta, è probabilmente una delle esperienze più interessanti della mia vita, e di cui sono contentissimo. Mi sento arricchito e ricaricato, e sento di avere avuto l’opportunità di espandere i miei orizzonti come solo chi viaggia in un certo modo può fare.


IL CONTESTO


Seppi subito da J che avrei condiviso il viaggio, e probabilmente la cabina, con un personaggio speciale. L., fulgido 40enne con una passione viscerale per i viaggi in solitaria, è reduce da mesi di interviste e presentazioni riguardo ad un libro da lui pubblicato con una nota casa editrice italiana sul cammino degli 88 templi nell’isola giapponese di Shikoku. J aveva letto con entusiasmo il suo libro, e con l’intraprendenza che lo contraddistingue pensò che potesse essere una presenza preziosa sulla nave per via della sua grande conoscenza della lingua e della cultura del paese del Sol Levante. Avrebbe infatti potuto metterla a disposizione dei passeggeri sotto forma di una serie di lezioni a tema che li preparassero al meglio per lo sbarco finale, in una terra tanto affascinante quanto diversa dal resto del mondo.


Io e L al nostro imbarco su MSC Splendida


Con mia grande fortuna, accettò a sua volta. L’idea di poter condividere l’esperienza con una persona di quel tipo mi confortava parecchio: qualcuno che sapesse cosa significa “stare in silenzio assieme” e con cui potersi confrontare creativamente su ciò che si sarebbe visto e fatto era proprio quello che ci voleva. Alla fine abbiamo pure scampato l’eventualità di stare nella stessa cabina (la mia aveva persino il balconcino!), anche se non penso avremmo avuto chissà quali attriti. Ma gli altri compagni di viaggio? Che tipo di persone avremmo trovato?


Una previsione si rivelò senz’altro fondata: a potersi permettere di stare in viaggio per più di un mese spendendo tanto sarebbero stati principalmente pensionati facoltosi. E l’età media, per lo meno tra i passeggeri, era effettivamente alta. La maggior parte era costituita da coppie di tedeschi, francesi e inglesi, con una percentuale più esigua di italiani, spagnoli, sud americani e portoghesi. Si prospettava quindi un viaggio all’insegna del poliglottismo più goffo e sfrenato.


I passeggeri erano all’incirca tremila, a fronte di un migliaio di membri dell’equipaggio tra marinai, macchinisti, cuochi, camerieri, baristi, addetti alle pulizie e alla manutenzione, e animatori. La quasi totalità dei ruoli principali (nei vari reparti) erano occupati da italiani, mentre molti dei sottoposti e di coloro che svolgevano le mansioni più umili prevenivano generalmente da Cina, Filippine e Indonesia. La nave, coi suoi 333 metri di lunghezza e i 18 ponti (circa 70 metri) di altezza, si sarebbe quindi trasformata in una sorta di metropoli galleggiante, e mi affascinava e incuriositva non poco scoprirne la logistica e come sarebbe stata la vita a bordo!


Il corpo dedicato all’entertainment, in cui ricadevo anche io, era costituito da tre “categorie” principali. C’erano gli animatori e i musicisti resident, con mansioni relativamente divertenti anche se ripetitive, che popolavano assieme alla quasi totalità del resto della crew un ponte specifico della nave, e a cui nei momenti di svacco - comunque esigui - non era assolutamente permesso frequentare gli ambienti dei passeggeri. Questi sono lavoratori assunti dalla compagnia e in quanto tali, al netto di vitto e alloggio, ricevono uno stipendio. Sono inoltre soliti trascorrere anche molti mesi di seguito a bordo.


Discorso un po’ diverso riguarda invece le altre due modalità di imbarco come entertainers (per lo meno nel caso della mia esperienza): si poteva infatti essere dei “Guest Artist”, oppure far parte del cosiddetto “Enrichment Team”. I primi sono principalmente artisti performativi (di quelli che salgono sul palco e offrono uno show, per intenderci), come cantanti (moderni o lirici), prestigiatori, comici, ballerini e via discorrendo. Questi solitamente stanno sulle navi giusto il tempo di esibirsi un paio di volte, vengono spesati in tutto e per tutto, frequentano gli spazi dei comuni passeggeri, incassano la loro paga e poi se ne vanno. Vengono generalmente coinvolti in crociere di almeno un paio di settimane per offrire ai passeggeri un ventaglio maggiore di proposte, scongiurando il rischio che si annoino coi soli artisti e animatori resident.


Stesso proposito è quello dell’ Enrichment Team, che però per sua natura vede la partecipazione dei professionisti per tutta (o quasi) la durata del singolo viaggio. Questi infatti si rendono protagonisti di laboratori, conferenze, lezioni o attività che possono essere spalmati su un arco maggiore di tempo, dividendone lo svolgimento in vere e proprie puntate o appuntamenti. I membri dell’enrichment generalmente non ricevono uno stipendio, ma hanno voli, vitto e alloggio spesati, occupano una normale cabina passeggeri, possono liberamente frequentare gli spazi e i servizi della nave e la loro attività non occupa una quantità esagerata di tempo ed energie, dando loro modo di godersi il viaggio quasi alla stregua di un normale ospite pagante. Io, J e L facevamo parte di questa particolare classe di ospiti/lavoratori, assieme ad altri curiosi personaggi che descriverò in seguito.


IL VIAGGIO


L'itinerario


Già solo sulla carta l’ “MSC Spledida Grand Voyage 2018” mi sembrava qualcosa di colossale. Avrei dovuto prendere un volo da Malpensa per Dubai, dove la nave stazionava reduce da un viaggio di due settimane a ridosso della penisola arabica. Di lì avremmo salpato verso est facendo tappa in ben 11 città (in 8 diversi paesi) prima di arrivare in Sushilandia.


Emirati Arabi (Dubai e Abu Dhabi), Oman (Muscat), Sri Lanka (Colombo), Thailandia (Phuket), Malesia (Langkawi, Penang e Kuala Lumpur), Singapore, Vietnam (Ho Chi Minh), Cina (Hong Kong e Shanghai), Giappone (Yokohama) : questi i luoghi toccati in uno di quelli che in gergo crocieristico sono definiti “crossing”, un traferimento da una parte all’altra del globo in vista dell’impiego della nave per un certo periodo nell’area di destinazione. La Splendida era infatti vistosamente predisposta in questo senso, presentando la stragrande maggioranza delle scritte e delle insegne interne ed esterne sia in inglese che in cinese.


Partenza il 1° e arrivo il 27 aprile, per più di 7000 miglie nautiche (quasi tredicimila chilometri) on the road sea. I giorni di pura navigazione sarebbero stati all’incirca 13 : questi coincidevano coi miei giorni di “lavoro” in quanto, come anche a molti dei membri della crew regolare, durante i nostri pit-stops ci sarebbe ovviamente stato concesso di scendere e fare i turisti. I miei turni di lavoro sarebbero stati di circa 2-3 ore al pomeriggio, mentre le visite a terra sarebbero durate tra le 7 e le 10 ore in media. Il che non si sarebbe di certo conciliato col modo di viaggiare che prediligo (lento e “distratto”), ma il pensiero di avere la fortuna di “assaggiare” tante diverse parti di mondo bastava a rendermi felice e elettrizzato.


LA NAVE


Non ero mai salito su una bestia di questo tipo, ed è effettivamente qualcosa di pazzesco. La Splendida è certamente lussuosa, ma di un lusso piuttosto moderno, con finiture in marmo policromo, moquettes decoratissime, e treni di fari led. La mia cabina, la numero 10180, era bella e spaziosa, con un comodissimo letto matrimoniale, un divanetto, una scrivania e persino un balconcino. Si poteva regolare autonomamente la temperatura della stessa con un termostato, ed era ovviamente presente l’oggetto che, dopo il fazzoletto di un lebbroso o lo spazzolino di Berlusconi, è quello da cui bisogna stare più alla larga al mondo: il mini-bar.


La mia cabina, la 10180


Le cabine passeggeri erano concentrate principalmente tra il ponte 8 e il ponte 13. Al di sotto, al 5 vi erano la reception, il banco escursioni (i passeggeri potevano infatti prenotare tutta una serie di pacchetti pagando degli extra) e una scalinata tempestata di Swarowsky che dava su un’ampia sala rotonda con un pianoforte in mezzo; al 6 e al 7 vi erano tutta una serie di negozi, bar e locali e, sul fondo, un enorme teatro da (credo) almeno 1000 posti a sedere e un impianto da urlo, preceduto da un ampio casinò; al 14 vi era il ponte piscine con un palco all’aperto dove si svolgevano numerose attività di animazione diurna, e tra il 15 e il 18 alcuni altri luoghi di svago e aggregazione. I ritoranti erano almeno sei, di cui due a pagamento e con una qualità più elevata (uno specializzato in carne e l’altro in cucina cinese). La maggior parte dei passeggeri, come gli artisti e i professionisti imbarcati come Guests o Enrichment, potevano avvalersi dell’all-inclusive banchettando in uno a scelta degli altri quattro ristoranti, che comunque garantivano una qualità più che discreta e una notevola varietà di cibi. A pranzo ognuno si nutriva un po’ quando e dove voleva, ma è soprattutto a cena che ebbi modo di fare la lieta conoscenza degli altri membri dell’Enrichment Team. Con molti di loro ebbi infatti la fortuna di condividere un tavolo per tutta la durata del viaggio.


Oltre a me e ai già menzionati J e L, facevano parte di questa allegra e variopinta combriccola: Hilda, una impetuosa ed entusiasta 90enne con decenni di esperienza sulle navi come conferenziera e guida turistica; Daniela, una briosa donna portoghese conferenziera e guida a sua volta; Sumi, una fortissima ragazza londinese di origine indiana, medico di base in UK, che teneva lezioni su virtuose pratiche di well-being; Roberta, simpaticissima e pacata insegnante di Tai Chi; Marina e Marisa, due scafatissime donne napoletane che insegnavano rispettavamente a giocare a Burraco e a Bridge; Toshiko, una dolcissima ragazza giapponese che insegnava a fare origami; Keeniatta (ex-finalista di The Voice Of Italy), una magica, esotica e bravissima cantante; Leroy e compagna da Singapore, insegnanti di Kung Fu; Claudio, un disponibile e incredibile prestigiatore, mentalista e ipnotizzatore svizzero; Oscar, Alessandro, Valentina, Emilia e Michele, tutti bravissimi cantanti e musicisti classici. Hanno trascorso del tempo sulla nave anche tutta una serie di altri artisti, tra ballerini e musicisti, di svariate nazionalità, con cui però ho avuto modo di interagire meno.


Gli interni della nave


Il teatro


Il ponte piscine


Come detto prima, la crociera si divideva tra giorni di navigazione e giorni di visita. Quotidianamente, però, all’ora di cena veniva fatto trovare nelle cabine di ognuno un particolare giornalino, chiamato “Daily Program”, che veicolava tutta una serie di informazioni riguardo al giorno successivo, fosse esso per terra o per mare. Tra queste il meteo, l’eventuale distanza in miglia nautiche dalla destinazione successiva, l’ora di sbarco e reimbarco, la lista di tutte le attività di intrattenimento e quella dei bar e ristoranti coi rispettivi orari, nonché alcune informazioni culturali sui luoghi oggetto delle nostre tappe e, dulcis in fundo, il dress-code per la serata a venire.


Sì, perché c’erano serate “casual”, serate a tema, e pure serate di “Gala”, dove ognuno era invitato ad indossare i propri abiti più eleganti ed eccentrici. Il sottoscritto, non particolarmente avvezzo a queste cose, si era portato dall’Italia un unico semplicissimo completo che puntualmente sfigurava al cospetto dei vestiti che certi signori e signore agiate avevano la cura e l’entusiasmo di sfoggiare di volta in volta, donando all’atmosfera della nave un tocco davvero originale e “d’altri tempi”. Arrivarci così stilosi ed entusiasti a una certa età!


Ma questa è solo la prima puntata della mia incredibile e caleidoscopica esperienza…vi do appuntamento alla prossima, dove racconterò l’imbarco e i primi magici luoghi: gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman.


Stay tuna! ☺


Andrea





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